Recensione: Io sono Gordon Bloom di Francesco Cariti

recensione Renata, monica, tatiana, claudia

Cosa spinge il figlio di due genitori modello a trasformarsi in un criminale senza scrupoli? Ma è davvero una trasformazione? Forse no. Forse il destino di ognuno di noi è segnato dalla nascita, e non c’è molto che possiamo fare per cambiarlo.

Inizia così la prefazione del nuovo romanzo di Francesco Cariti.

Gordon Bloom è figlio di una classica famiglia: una sorella e dei buoni genitori.

La cosa che però differenzia il ragazzo dai suoi familiari è che a lui la mediocrità va stretta: lui vuole molto di più dalla vita ed è pronto a tutto per ottenere quello che vuole.

Ingannando inizialmente i suoi genitori che sono convinti che stia studiando all’università, diventa invece un mercante d’arte.

Ed è proprio da qui che inizia la sua nuova vita: una vita di ricchezza.

Tutto sembra procedere per il meglio fino a quando una bugia, a suo avviso innocente e necessaria, lo trascina in una corrente di delitti e fughe fino al capitolo finale dove lo troviamo in carcere.

Ed è dal carcere che inizia a scrivere la propria vita e le proprie disavventure a dei immaginari lettori.

Nonostante il romanzo è scritto in modo scorrevole, i primi capitoli vanno un po’ a rilento ma, verso la metà, la lettura inizia a essere scorrevole e più interessante.

Ci sono momenti di tensione che talvolta si alternano a momenti ironici.

Il personaggio di Gordon è un’incognita dall’inizio alla fine: cinico, egoista (anche se durante la sua vita è riuscito ad affezionarsi ad una donna), pensa solo a sé stesso.

Nel romanzo, però, il protagonista non ha mai mostrato segni di pentimento anzi, ha posto delle teorie al lettore finale che dimostrano che siamo tutti uguali a lui con l’unica differenza: Gordon ha dimostrato di essere una persona al di fuori dal comune che non segue nessuna regola imposta dalla società.

Ad affiancare l’uomo troviamo tanti personaggi secondari, alcuni dei quali sono sue vittime. Tra tutti ha maggiore rilievo una figura in particolare: il detective al quale hanno affidato le indagini credendo che si trattasse inizialmente di un banale caso da archiviare subito.

Nessuno avrebbe immaginato che il poliziotto avrebbe risolto uno dei casi più mediatici di quel momento catturando il criminale più ricercato d’America.

Con il suo intuito e l’attenzione ai dettagli è riuscito a entrare in contatto con il lettore e creare una connessione con loro e con Gordon.

Nonostante il mio approccio a questo genere di romanzo non sia tra i miei preferiti, ho trovato la storia molto approfondita e interessante; a parte qualche “buco nero” nella lettura, non c’è stato un solo momento in cui abbia pensato di abbandonare il libro.

Al contrario è proprio dai modi di Gordon nel raccontare le sue avventure, ponendo domande e descrivendo i momenti che lo hanno portato a diventare un pluriomicida, che sono rimasta incollata alle pagine del libro.

Il personaggio esprime tutte le sue sensazioni in modo da far comprendere al lettore il suo modo di agire, il suo punto di vista senza mai cercare di avere nessun tipo di compassione e giudizio.

La lettura è adatta a tutti e in particolar modo la consiglio vivamente a tutti gli amanti di questo genere.



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